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postheadericon BENVENUTI NEL SITO UFFICIALE DEL CPS DI REGGIO EMILIA

postheadericon CHI SIAMO?

 

CPS - Centro di Prevenzione Sociale di Reggio Emilia, è una Società Cooperativa Sociale che svolge la sua "mission" nell'ambito territoriale della Provincia di Reggio Emilia. Agisce contemporaneamente su più livelli:
1) Il Centro di Ascolto sulla prevenzione del disagio e la promozione del benessere
2) I Progetti Educativi scolastici


Il Centro di Ascolto è formato e gestito da operatori, educatori, psicologi ed esperti di counseling che operano in convenzione con il Comune di Reggio Emilia. L'obiettivo è quello di fornire uno spazio di ascolto relativo alla prevenzione del disagio (es. consumo di sostanze stupefacenti, disturbi alimentari, difficoltà relazionali o famigliari ecc.) e alla promozione del benessere. Il lavoro viene svolto su una forbice di età molto differenziata attraverso colloqui individuali, percorsi personali ed eventuali passaggi in gruppi di aiuto.


Per la sua parte relativa a Progetti Educativi, CPS è un servizio nato dalla pluridecennale esperienza del CeIS di Reggio Emilia nei confronti della scuola di ogni ordine e grado in tutte le sue componenti: bambini, ragazzi, insegnanti, genitori, personale ausiliario, tecnici di laboratorio e operatori sociali del territorio reggiano. Dal marzo 2006 Progetti Educativi opera sulla base di un protocollo d’intesa con la Provincia di Reggio Emilia e continua ad occuparsi della prevenzione del disagio in contesti di normalità. Si muove in ambito strettamente educativo ma orienta e indirizza, qualora lo si ritenga opportuno, le persone ai servizi specialistici.


Tutto il lavoro qui sintetizzato viene poi proposto e concretizzato anche su di un terzo livello, quello del territorio, incontrando parrocchie, associazioni, gruppi, società sportive ecc.

 

Buona navigazione!

Lo staff di CPS

 


 


 

postheadericon Giornata mondiale della poesia

CPS festeggia la giornata mondiale della poesia
 
 
 
Lontano lontano si fanno la guerra.
Il sangue degli altri si sparge per terra.
 
 
Io questa mattina mi sono ferito
a un gambo di rosa, pungendomi un dito
 
Succhiando quel dito, pensavo alla guerra.
Oh povera gente, che triste è la terra!
 
Non posso giovare, non posso parlare,
non posso partire per cielo e per mare.
 
E se anche potessi, o genti indifese,
ho l'arabo nullo! Ho scarso l'inglese!
 
Potrei sotto il capo dei corpi riversi
posare un mio fitto volume di versi?
 
Non credo. Cessiamo la mesta ironia.
Mettiamo una maglia, che il sole va via.
 
                                               Franco Fortini
 
 
21 Marzo 2011, giornata mondiale della poesia
 

Ultimo aggiornamento (Lunedì 21 Marzo 2011 09:22)

 

postheadericon Se non ora quando?

Se non ora, quando?
13 febbraio 2011
 
 
C’è una scrittrice del Novecento che mi è cara
e che rileggo molto in questi giorni.
Si chiama Cristina Campo, e dice:
Due mondi – e io vengo dall’altro.
 
Sono nata a metà degli anni cinquanta
e sono cresciuta in un altro mondo.
Da molto tempo ho rinunciato alla politica militante,
ma non alla politica.
 
All’impegno non mi sono mai sottratta.
Mi sono dedicata alla ricerca e all’insegnamento
e lavoro in campo socioeducativo
in una cooperativa sociale che si chiama Cps
e si occupa di ragazzi e di famiglie
alle prese con le quotidiane difficoltà del crescere.
 
Sono qui con il mio nome e la mia faccia
perché tutto il nostro lavoro si regge
sull’idea che di questi tempi occorre assumersi responsabilità.
 
Perché questo mondo è abissalmente diverso da come lo volevamo,
non possiamo concedergli sconti,
ma è l’unico nel quale ci sarà dato di vivere,
noi e i ragazzi che stiamo crescendo.
 
Al nostro centro d’ascolto
che si occupa di normalità,
di sgarbugliare i nodi delle relazioni quotidiane,
arrivano madri e padri giovani,
figlie e figli adolescenti.
 
Più madri che padri,
più figli che figlie.
 
Le madri spesso sono cadute
nella trappola dell’onnipotenza,
non hanno rinunciato alla pretesa di cambiare gli uomini
ma neanche alla speranza nel futuro,
sono affannate e ansiose,
ma sembrano dotate di energie inesauribili.
 
Le ragazze sono adolescenti da manuale,
mettono in campo
una immagine di sé molto fragile,
come dice una di loro:
Una persona truccata è più carina…
io mi sento carina solo truccata, se no sono troppo naturale,
mi piace nascondermi.
Come noi alla loro età hanno paura di non piacere,
ma danno per scontato che fra loro e i maschi non ci sia differenza
e senza ammetterlo
dipendono moltissimo dai ragazzi sul piano affettivo.
Non sanno dare un nome a quel che provano,
si pensano al singolare
e del futuro non parlano mai.
 
Io sono qui anche per tutte loro
e per tutte le donne e gli uomini che lavorano con me
a ricucire tutti i giorni la tela fragile delle relazioni.
 
E’ pensando a loro che parlavo di responsabilità.
 
E’ qui che ci tocca di  fare la nostra parte di donne adulte,
di giovani donne adulte
in un mondo che non ci favorisce affatto.
 
E’ adesso che dobbiamo tenere la testa alta e la testa fuori,
esercitare tutta la nostra intelligenza delle cose.
Fare quel che ci tocca con leggerezza e con grazia,
con  ironia, sguardi fermi e sprezzatura.
 
Portando la nostra parte con allegria,
anche se c’è poco da ridere,
perché questo infonde fiducia nel futuro.
 
E perché tocca a noi –
non a noi sole, ma a noi per quel che ci compete –
testimoniare che vale la pena di stare al mondo,
che c’è dell’altro e c’è di più,
che nessuno può rubarci la speranza.

 

 

 

Laura Artioli

Ultimo aggiornamento (Lunedì 21 Marzo 2011 09:20)